L’albero

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di e con Nicola Conversano

collaborazione alla scrittura di Michele Santeramo

regia di Vittorio Continelli

Un contadino ha saputo che un albero secolare di ulivo è stato preso dalla campagna e spostato nel centro di una piazza di città, ripiantato tra le macchine. Avverte il bisogno di andare a parlare con l’arbusto divenuto secco. Partendo da questo episodio, che sembra piccolo agli occhi dei disattenti, l’uomo in scena conclude che di questo scempio non vuole saperne più niente. Decide a partire. In autostop, lasciando tutto. Come hanno fatto tutti. Come continuano a fare.

Un viaggio in mezzo ai saperi che si dimenticano, alle necessità della vita in agricoltura che sono sempre le stesse, pur cambiando i tempi e le macchine prendendo il posto delle braccia, un viaggio di consapevolezza nel mestiere che, sostituito da lampadine che in troppe si vogliono accendere, sta lasciando nella campagna solo il ricordo di una sapienza, la memoria di una appartenenza.

Spiega Conversano: “Può un albero avere sentimenti? E il falco? possono i falchi avere sentimenti? E l’uomo è consapevole a pieno dei propri sentimenti? Abbiamo buoni motivi per pensare di no.

Vogliamo raccontare un territorio, un paesaggio che produce, provoca e causa sentimenti.

Il paesaggio stesso come scenografia in cui l’uomo è l’attore che vive lo spazio teatrale in cui recita la vita. L’Albero nasce da un albero morto, ucciso dai tempi moderni dall’irresponsabilità e mancanza di sentimento di “una società ricca di beni e povera di cultura ed entusiasmo. Ubriache di lavoro e per questo depresse nell’immaginario”.

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IN SCENA MERCOLEDI’ 3 AGOSTO – 21:30 – CORTILE PALAZZO VESCOVILE